Ultimamente sembra di moda vomitare assurdità e falsità sulla storia della Resistenza. E’ uno sport molto in voga, praticato da tutti, sinistra (riformista) compresa.
Tutto d’un tratto sembra che per essere “fighi” in politica e altrove bisogna diventare ferrei antipartigiani o screditare quel movimento, che nel momento dell’oblio totale, riscattò questo paese ingrato.
Dobbiamo essere contro la Resistenza perché questa era “infettata” dai comunisti.
Dobbiamo odiare i partigiani e riqualificare i militi fascisti, sembra sussurrare tra le righe qualcuno, perché solamente così diventeremo un paese “moderno”, europeo: l’antifascismo è troppo retrò, fuori moda, passato. E’ un “ferrovecchio” che va archiviato definitivamente, sotterrato da una montagna di scemenze revisioniste, senza senso e prive di logica.
I partigiani furono degli assassini al soldo di Mosca, che massacrarono centinaia di migliaia di innocenti fascisti: rassegnatevi a questa bugia definitivamente trasformata in verità storica.
E’ da più di mezzo secolo che la propaganda neofascista e la storiografia antiresistenziale sforna numeri per cercare di definire il numero delle vittime dell’epurazione armata, la “resa dei conti”, avvenuta dopo il 25 aprile. Queste cifre, contraddittorie tra di loro, non sono basate su alcun documento, ma sono frutto di calcoli approssimativi, pretestuosi e in malafede: si va da un minimo di 20.000 ad un massimo di 300.000 fascisti uccisi.
Esiste un documento del Ministero degli interni, che può mettere a tacere definitivamente quanti vomitano ingiurie sulla Resistenza.
Questo documento, d’indubbia importanza, è un elenco stilato dai questori di tutte le province italiane (dei quali molti hanno fatto carriera durante il fascismo e dunque non avevano certamente molta simpatia per la Resistenza) su incarico dell’allora Presidente del consiglio e Ministro degli interni, Alcide De Gasperi, e riguarda le esecuzioni avvenute tra l'aprile ’45 e l'autunno ’46.
Questo è quanto è scritto nell’intestazione di questo “Appunto”: “Dalle segnalazioni pervenute dalle varie questure, il numero delle persone uccise, perché politicamente compromesse (con il fascismo) è di n. 8197 mentre 1167 sono state, per lo stesso motivo, prelevate e presumibilmente soppresse. Esse vanno così suddivise”, e segue l’elenco delle varie province dove si sono verificati questi fatti. L’Appunto ufficiale del Ministero degli interni è rimasto sconosciuto fino al 1994 (e pure tutt’ora rimane ignorato) ed è affiorato grazie alla ricerca compiuta da Nazario Sauro Onofri, giornalista e saggista bolognese nonché ex partigiano di “Giustizia e Libertà”.
Torniamo ai nostri numeri: tenendo fede alle informazioni raccolte da De Gasperi, si può dire che le vittime si aggirano intorno ai 9.364. Non aggiungo altro.
postato da: Ninel alle ore 11:35 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, una bugia trasformata in veritĂ
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