martedì, 12 dicembre 2006
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969 […]Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi” “Che cos’è questo golpe” o “Il romanzo delle stragi” di P. P. Pasolini, 1974.

Anche questa volta non siamo stati in grado di smentire le profezie di Pasolini, dato che a distanza di 37 anni, l’eccidio di Piazza Fontana non ha ufficialmente esecutori e mandanti.
Eravamo nel 1969, nel “boom economico”, nello scontro epico e genuino tra PCI e DC e la contestazione studentesca come le lotte operaie davano colore alla dialettica democratica. Tutto cominciò a sgretolarsi in quell’anno, alle 16 e 37 del 12 dicembre. Nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano (a pochi passi dall’Università Statale e dal Duomo) esplodeva la bomba fascista uccidendo 17 persone e ferendone un’ottantina. Un venerdì nero, nero in tutti i sensi.
Una cosa era certa: qualcuno aveva dichiarato guerra al cambiamento. Ma chi? Col chiaro intento di depistare l’opinione pubblica e di influenzare le decisioni della politica si indicava la “pista rossa” e venne accusato l’anarchico Pinelli, che dopo un lungo interrogatorio “cadde” da una finestra della questura. Era evidente che si trattava di una strage nera. Era il salto di “qualità” della destra neofascista e del “blocco autoritario” interno allo stato, che così avviavano insieme “la strategia della tensione” con il chiaro intento di deviare la vita civile italiana.

L’eccidio di Piazza Fontana cambiava la vita di tante persone: in primis dei famigliari delle vittime che, come ha detto Giorgio Bocca, dovevano subire oltre allo strazio del lutto, la “beffa” dell’iter processuale che non diede mai alcun esito, cioè non fece mai giustizia. Cambiava la vita di tanti giovani di sinistra che in quel dicembre perdevano definitivamente la loro ingenuità, e in alcuni casi, prendendo la strada che conduce alla violenza politica. Ha detto Renato Curcio, fondatore delle BR: “Con Piazza Fontana ritenni che la prospettiva di uno scontro frontale con il sistema politico fosse ormai inevitabile”. Era il preludio di una guerra civile, che sembrava dovesse scoppiare da un momento all’altro.    

Molto probabilmente la strage del 12 dicembre rimarrà un’anonima macchia di sangue nell’immensa costellazioni di stragi e attentati che punteggiano il nostro tragico paese. Sembra che questo paese sia condannato a rimanere perennemente avvolto dalle nebbie del dubbio: qui la verità è un privilegio per pochi. Pasolini ha sempre ragione: la verità appartiene al potere perché ha le prove. Noi dobbiamo rassegnarci ai fatti e ai nomi.

(a breve pubblicherò un altro post sulla “strategia della tensione”, sono mie idee, ipotesi, ragionamenti, considerazioni ecc ecc. Se siete interessati, presto sarete soddisfatti…che dio vi benedica…)
postato da: Ninel alle ore 15:37 | Permalink | commenti (15)
categoria:la strage impunita