Gli anni che stiamo vivendo, sono gli anni delle grandi menzogne. Questo è fuori da ogni dubbio. Basta leggere la cronaca politica di questi giorni: la disinformazione creata a tavolino dall’ intelligence, i giornalisti al soldo delle spie e del potere, denotano un cattivo stato di salute della nostra democrazia. Non è solo questo a rendere tutto ciò negativo, ma anche l’effetto che le menzogne hanno sulla società. Il primo effetto è quello di creare un permanente clima di paura e di tensione psicologica, il cui fine è la stabilità del sistema politico. La paura è diventata un mezzo politico a tutti gli effetti. E’ l’arma migliore per manipolare l’opinione pubblica, creare il consenso e eliminare ogni dubbio e critica: monopolizzando la paura si accentra anche il potere decisionale e si cancella ogni forma di opposizione. La paura scavalca i normali organi di rappresentanza politica e crea un filo diretto, un rapporto d’interdipendenza, tra il governo e il “popolo”, ossia: burattinaio e burattino. Il cittadino terrorizzato, in preda alla sua instabilità emotiva, involontariamente cade vittima di ogni menzogna e vedrà nel governo forte l’unica fonte di salvezza: lo difenderà da ogni possibile accusa e appoggerà la sua condotta qualunque essa sia.
I mezzi d’informazione (tutti), a loro volta, si fanno strumento di manipolazione della realtà amplificando le false notizie, seminando paura e definendo i tratti tipici, somatici e culturali, politici e religiosi, del male assoluto, del nemico dell’occidente cristiano e democratico. Tale impianto porta con se i germi del pregiudizio, ovvero, il sonno della ragione: siamo indotti a vedere in tutto ciò che sia mulatto, immigrato, arabo e mussulmano un potenziale kamikaze, una minaccia: questo, il secondo effetto negativo. Vediamo nel mussulmano un nemico inesistente, dato che questo esiste solo nei dossier spudoratamente falsi e non nella realtà effettiva. L’ondata antislamica delle nostre società, si spiega soltanto se teniamo conto del sistema di disinformazione imbastito dal potere e della relativa diffusione nel tessuto sociale e culturale dei pregiudizi islamofobici. Una degenerazione del genere non è tollerabile se pensiamo a quello che è accaduto nel secolo scorso, per quanto riguarda razzismo ed antisemitismo.
E con la stereotipizzazione del male il cerchio si chiude: sequestrare, torturare e detenere illegalmente un cittadino di nazionalità egiziana e per giunta mussulmano, è accettabile. La colossale menzogna di orwelliana memoria, dei legami di Saddam con Al Qaeda e l’attentato dell’11 settembre, verità accettabile e assoluta: questo non perché Saddam è un tiranno, ma perché ha le caratteristiche somatiche dell’arabo e dunque di un terrorista islamista. Attaccare l’Iraq, violando il diritto internazionale e negando il più elementare diritto umano durante l’occupazione, è accettabile. Tutto ciò sembra fuori da ogni logica. Eppure sta accadendo. Del resto, la colta società tedesca non accettò la persecuzione e lo sterminio degli ebrei?
“E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” (Albert Einstein)

