lunedì, 05 febbraio 2007
Ho visto, a Catania, l’ennesimo rito collettivo di gratuita violenza.
Ho visto, un giovane ragazzo ridere mentre lanciava ripetutamente degli oggetti contro un furgone della polizia.
Ho visto, un poliziotto barbaramente ucciso con un masso e poi finito con una bomba carta.
Ho visto, qui a Piacenza, vicino allo stadio, una scritta terrificante, nera in caratteri runici:
“Catania…-1”(poliziotto!), firmato “A.C.A.B.” (Qualcuno sa cosa significhi?).
Ho visto queste cose con gli occhi di uno che di calcio non ne capisce nulla, ma che ha sempre odiato, profondamente, l’ottusità della “militanza calcistica”, della “mentalità ultras”, che trasforma la competizione calcistica, in una guerra civile tra “bande” contrapposte. Ad ogni incontro, sensibile o importante, sentiamo notizie del tipo: “stadio blindato per ospitare…”, “sono stati schierati tot numero di carabinieri per l’atteso derbi”, “si prevedono possibili scontri tra tifosi”: sono notizie sportive o bollettini di guerra dal fronte? Non è da queste settimane che il calcio è degenerato, divorato dagli interessi economici e messo sotto scacco dai tifosi con il passamontagna, ma da troppi anni ormai: è ora di dare una rinfrescata ai campi da gioco, ararli, seminare l’erba nuova e ricominciare dal principio. Dobbiamo aspettare altri morti? Dobbiamo fare allungare questa lista nera, come al solito, per capire che è ora di cambiare?
 
Ma qui non c’è solo la rivalità calcistica a scatenare la bruta violenza di questa massa d’ignoranti. C’è altro. L’obbiettivo di questa teppaglia squadrista sono le forze dell’ordine. Non la squadra avversaria o il tifoso avversario, ma le forze dell’ordine. Vogliono la rissa con lo stato. Durante le partite mettono in atto delle azioni di disturbo, con il chiaro intento di cercare il contatto diretto con la polizia. Alla base di tutto, c’è la voglia della “resa dei conti”, della vendetta contro le forze dell’ordine, con lo stato, con la legge, che denuncia e diffida i “camerati” più violenti. Non dunque violenza spontanea, ma diabolicamente pianificata, probabilmente, prima degli incontri calcistici. Ci sono sicuramente delle menti (malate), dei "leaders", dei capi banda che definiscono a monte queste azioni, e poi la massa, pure i minorenni, vengono strumentalizzati, trasofrmati in militi, ma con coscienza di causa: sanno quello che fanno e sono contenti di farlo. Si muovono quasi fossero un’armata, un’armata Brancaleone certo, ma che fa vittime e feriti. 
E infatti, a Catania, siamo in presenza di una sommossa premeditata e che aveva lo scopo di colpire direttamente quel preciso poliziotto e cioè Filippo Raciti. Avendo testimoniato contro un tifoso violento, in un processo in corso a Palermo, diventava un possibile obbiettivo di questa teppaglia. E infatti è stato così.
Ora una donna è vedova e due ragazzi hanno perso un padre: Catania…-1!  
 
E’ un dato che voglio ricordare: dentro queste tifoserie, da tempo, si sono inseriti stabilmente i gruppi neofascisti. A Piacenza, dove la comunità ultras è molto piccola, le due cose coincidono perfettamente: solo una precisazione. Ho sentito con le mie orecchie, ad un comizio di Forza Nuova, un esponente nazionale difendere alcuni violenti teppisti tifosi piacentini, diffidati dalla polizia.  
 
Tanto sappiamo benissimo tutti, come andrà a finire: non succederà nulla. Iniziale indignazione, lutto nazionale, riflessioni, paroloni, promesse di tolleranza zero. Un copione visto tante volte e recitato all’infinito anche per altre questioni (vedi al capitolo “Mafia”). Ho visto, anche questo, ripetersi troppe volte. Purtroppo.
 
Piccola postilla provocatoria: perché al G8 di Genova si è dato la possibilità alle forze dell’ordine di pestare a sangue i pacifici manifestanti, mentre negli stadi quelli che le prendono sono sempre i poliziotti? C’è forse qualcuno che protegge le tifoserie, dalle manganellate della polizia?
postato da: Ninel alle ore 19:10 | Permalink | commenti (22)
categoria:politica, arate i campi da gioco