martedì, 29 maggio 2007

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FAMILY DAY

ROMA - Un omicidio in famiglia ogni due giorni in Italia: in 7 casi su 10 la vittima è una donna ed in 8 su 10 l'autore è un uomo.
Nel 2004 sono stati 187 i delitti maturati in ambito domestico, in calo rispetto al 2003, quando furono 201.
Il contesto relazionale nel quale si consumano la maggior parte degli omicidi è quello della coppia (100 delitti, pari al 53,5%).
I dati sono contenuti nel rapporto 2005 'L'omicidio volontario in Italia', curato da Eures ed Ansa.

Al nord primato vittime Il maggior numero di omicidi domestici avviene nel Nord Italia (83, pari al 44,4%) contro i 64 del Sud (34,2%) ed i 40 del Centro (21,4%). La Lombardia si conferma la regione a piu' alto rischio con 26 vittime (13,9%), seguita da Lazio (19), Toscana (16), Veneto, Campania e Sicilia (15) e Piemonte (14). Ma e' Roma la provincia piu' colpita, con 13 morti, seguita da Milano (11), Torino (8) e Napoli (7).

Donna vittima in 7 casi su 10 Nel 68,4% dei casi (128 in termini assoluti) le vittime di omicidio in famiglia sono donne, piu' numerose nelle regioni del Centro (75%), seguite da Sud (68,8%) e Nord (65,1%).
L'indice di rischio (vittime per 100 mila abitanti) risulta significativamente piu' alto tra le donne (0,43 vittime per 100 mila abitanti), in particolare nella fascia 35-54 anni (0,49) a fronte di un dato maschile pari a 0,21.
Un più elevato rischio risulta peraltro gia' presente tra le minori, con 16 vittime di sesso femminile rispetto alle 8 di sesso maschile.

Più vittime tra over 64 Il numero piu' alto di vittime si registra tra gli over 64 (39, pari al 20,9%) e nella fascia 35-44 anni (32, pari al 17,1%), cui seguono le fasce 25-34 anni e 45-54 anni (29 vittime, pari al 15,5%) e quella 55-64 anni (19, pari al 10,2%). Le fasce 14-18 anni e 19-24 anni contano entrambe 8 vittime (pari al 4,3%), mentre gli omicidi di figli in eta' prescolare registrano 13 vittime (6,9%).
Nel 69,5% dei casi, vittima e autore risultano conviventi al momento dell' omicidio.

Coniugi o conviventi piu' a rischio Nella maggior parte dei casi la vittima e' coniuge o convivente (72 vittime nel 2004, pari al 38,5%, prevalentemente donne); seguono i genitori (33 vittime, pari al 17,6%), i figli (25, pari al 13,4%) e gli ex coniugi/ex partner (20 vittime, pari al 10,7%).
Inferiore il numero delle vittime tra partner/amanti (7 casi, pari al 3,7%), cosi' come tra fratelli e con altri familiari (entrambi con 5 vittime pari al 2,7%).

Disagio fisico e mentale, liti e passione le cause Accanto al movente di natura passionale ed a quello derivante da liti e dissapori (entrambi con 43 vittime, pari al 23%), tra le altre cause dell' omicidio in famiglia emerge il disagio della vittima o dell' autore: il 12,8% e' attribuito a disturbi psichici dell' autore, il 9,6% a futili motivi, l' 8,6% ad un raptus ed il 6,4% ad una situazione di forte disagio della vittima stessa.

Uomo assassino in 8 casi su 10 Sono soprattutto uomini gli autori di omicidi in famiglia (144, pari all' 80,4%).
Le fasce con la piu' alta concentrazione sono quelle comprese tra i 25 e i 44 anni: tra i 35-44enni gli autori di omicidio arrivano a 37 (pari al 20,7%), superando di un solo caso la fascia 25-34 anni (36, pari al 20,1%). (
www.vegetariani.it)

postato da: Ninel alle ore 20:44 | Permalink | commenti (11)
categoria:politica, family day
mercoledì, 09 maggio 2007

Aldo_Moro

lupo_01

ARTICOLO 1

"L'Italia è una Repubblica democratica fondata.....sulla morte"

postato da: Ninel alle ore 08:56 | Permalink | commenti (12)
categoria:politica, 9 maggio 1978
martedì, 01 maggio 2007
portella_ginestra
U ME CORI
DOPPU TANTANNI
E’ A PURTEDDA
E’ ‘NTA’ PETRI
E’ ‘NTO’ SANGU
DI CUMPAGNI
AMMAZZATI
(versi scolpiti su una pietra a Portella della Ginestra)
 
Sessant’anni fa, a Portella della Ginestra, veniva compiuta la prima strage del neonato stato “democratico”.
In quegli anni in Sicilia, a differenza delle altre zone del sud, soffiava impetuoso “il vento del nord”.
Le occupazioni delle terre, gli scioperi e la lotta contro il latifondo avevano lo stesso sapore della Resistenza combattuta nel nord. Era un movimento di popolo, di massa: alle occupazioni delle terre partecipavano tutti, uomini, donne, bambini, spesso si mobilitavano interi paesi.
Come i partigiani del nord, i contadini del sud “resistevano” e combattevano attivamente per la giustizia e per la libertà.
Questo vento era tanto forte che nell’aprile di quell’anno alle lezioni per il parlamento regionale il PCI e il PSI avevano raggiunto la maggioranza relativa dei voti: la Sicilia era diventata una regione “rossa”.
Non si poteva tollerare una tale deriva “comunista”: oggi la Sicilia, domani l’Italia. Bisognava agire: lo stato, la DC, i neofascisti, i monarchici, gli atlantismi, la mafia e gli americani decisero di sparare quel giorno a Portella. Era il primo maggio 1947. Undici le vittime e i feriti più di un’ottantina.
La strage di Portella è una strage dimenticata e sopratutto quello che è stato detto fin d’ora, la "verità ufficiale", è tutto falso.
Non fu Giugliano a sparare e non fu solo la sua banda ad essere presente sul luogo del delitto. Alla strage parteciparono altri soggetti, rimasti per lungo tempo nell’ombro.
La strage non rappresentava era la reazione, la risposta violenta degli agrari, come qualcuno disse, alle lotte contadine e quindi legata solamente alle problematiche politiche e sociali della Sicilia: l'eccidio di Portella della Ginestra va inquadrato in una strategia di ampio respiro, che come l’attentato a Togliatti del luglio ’48, aveva lo scopo di fomentare la rivolta delle sinistre, di portare il caos nel paese, per poter legittimare la messa al bando dei partiti socialisti e comunisti, come pure dei sindacati, dalla vita politica del paese.
Queste le trame sotterrane disegnate dal potere sulla pelle e sulla carne dei contadini siciliani.
postato da: Ninel alle ore 10:48 | Permalink | commenti (8)
categoria:politica, la strage dimenticata