“La sola cosa che impariamo dalla storia è che non impariamo nulla dalla storia”.
Pat Buchanan.
Negare la storia è sicuramente un fatto criminale, soprattutto quando le fonti, i documenti sono tanti e inopinabili. Negare lo sterminio degli ebrei, in definitiva, è sicuramente brutale e orribile. Dire che le camere a gas le hanno costruite gli americani per imbastire una messinscena, così da incolpare ingiustamente i tedeschi di un tale genocidio, è assurdo se non folle. La soluzione, sembra dunque, reprimere e perseguitare questa farneticanti dicerie metastoriche con il carcere. Ma è la cosa giusta da fare? Vedere un negazionista finire in galera, da una certo senso di giustizia, però, pensandoci, la cosa è sbagliata. Perché più che condannare un comportamento, qui si condanna una opinione, una teoria, una tesi. E perseguitare le idee significa anche erigere quest’ultime (e chi le professa) a simboli di libera opinione e indipendenza, a martiri eretici. Potrebbe quindi instaurarsi un gioco perverso per cui, le tesi negazioniste, legate di fatti al neonazismo, anziché perire definitivamente si rinvigoriranno, ammantate da questa aurea ereticale: questa sarebbe una sconfitta.
E poi su che base si definisce una teoria negazionista? Chi può decidere il fronte che delimita la verità dalla menzogna, in questi casi? Lo Stato è in grado? La politica ha il diritto di apporre “certificati di garanzia” alla verità storica?
Cosa fare, dunque? Raccontare, tramandare la memoria e insegnare storia seriamente: nient’altro. E’ l’unica soluzione: che senso avrebbe avere 1000 storici pazzoidi dietro le sbarre e una generazione senza memoria? Il problema non è chi nega, ma bensì chi dimentica e chi non fa nulla per salvare la storia dall’oblio. Questo è il vero problema.
“Meditate che questo è stato”, è ciò che ci comanda Primo Levi. Solo questo.

