mercoledì, 31 gennaio 2007
La sola cosa che impariamo dalla storia è che non impariamo nulla dalla storia”.
Pat Buchanan.
 
Negare la storia è sicuramente un fatto criminale, soprattutto quando le fonti, i documenti sono tanti e inopinabili. Negare lo sterminio degli ebrei, in definitiva, è sicuramente brutale e orribile. Dire che le camere a gas le hanno costruite gli americani per imbastire una messinscena, così da incolpare ingiustamente i tedeschi di un tale genocidio, è assurdo se non folle. La soluzione, sembra dunque, reprimere e perseguitare questa farneticanti dicerie metastoriche con il carcere. Ma è la cosa giusta da fare? Vedere un negazionista finire in galera, da una certo senso di giustizia, però, pensandoci, la cosa è sbagliata. Perché più che condannare un comportamento, qui si condanna una opinione, una teoria, una tesi. E perseguitare le idee significa anche erigere quest’ultime (e chi le professa) a simboli di libera opinione e indipendenza, a martiri eretici. Potrebbe quindi instaurarsi un gioco perverso per cui, le tesi negazioniste, legate di fatti al neonazismo, anziché perire definitivamente si rinvigoriranno, ammantate da questa aurea ereticale: questa sarebbe una sconfitta.
E poi su che base si definisce una teoria negazionista? Chi può decidere il fronte che delimita la verità dalla menzogna, in questi casi? Lo Stato è in grado? La politica ha il diritto di apporre “certificati di garanzia” alla verità storica?
Cosa fare, dunque? Raccontare, tramandare la memoria e insegnare storia seriamente: nient’altro. E’ l’unica soluzione: che senso avrebbe avere 1000 storici pazzoidi dietro le sbarre e una generazione senza memoria? Il problema non è chi nega, ma bensì chi dimentica e chi non fa nulla per salvare la storia dall’oblio. Questo è il vero problema.
“Meditate che questo è stato”, è ciò che ci comanda Primo Levi. Solo questo.
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categoria:politica, sul negazionismo
mercoledì, 24 gennaio 2007
Non finirò mai di stupirmi. Come ho gia raccontato in un altro post, cioè “Piccoli squadristi crescono”, nella mia città stanno prendendo sempre più spazio i movimenti dell’ultra destra.
In particolare la Fiamma tricolore (fondata, vi ricordo, dallo stragista Pino Rauti) e Forza Nuova. Proprio quest’ultima è in questi giorni al centro del dibattito cittadino.
Infatti, questo partito squadrista, xenofobo e neonazista ha deciso di inaugurare la sua prima sede cittadina il 27 gennaio, giorno della Memoria. Avete capito bene: un movimento negazionista, capeggiato da un uomo di nome Roberto Fiore (il suo nome, tra l’altro, compare in alcuni processi su stragi e quant’altro), che considera Adolf Hitler, uno dei tanti macellai del XX secolo, uno “statista”, sta per aprire la sua prima sede, in una città che ha una grande importanza nella storia del movimento di Resistenza, proprio il 27 gennaio!
I “camerati” hanno detto che si tratta di una coincidenza. Stiamo scherzando! Una coincidenza? No. Questa è una provocazione bella e buona. E’ tutto creato ad arte: si è scelto questa data, così sensibile, per creare il caso, per farsi pubblicità e per dire ad una certa area culturale e politica, soprattutto giovane, che quel giorno ci sarà l’anti giornata della Memoria, la contro-adunata.
E’ tutto molto inquietante, c’è una strana simbologia intorno a questo caso. E’ il segno quasi di una sconfitta, dell’incapacità di tramandare la memoria e di arginare un certo mondo politico che vede di buon occhi ciò che c’è di peggio in circolazione: la violenza, il pregiudizio e l’intolleranza razziale.
Il caso è stato portato e denunciato anche in consiglio comunale, da un consigliere di maggioranza di Rifondazione Comunista, Franco Boiocchi.
Riprovevole e disgustoso, non ché allarmante, l’atteggiamento dei consiglieri di minoranza del centrodestra, che difendono il diritto dei cugini ultrà di aprire la loro sede il giorno della Memoria. Forse è in arrivo un’alleanza elettorale tra centrodestra e la destra neonazista in vista delle consultazioni di primavera? Si vedrà. C’è tempo per questo.
L’unica mente lucida in città, in questioni come queste, è sempre il presidente dell’ANPI, Mario Cravedi. Dice Cravedi: l’apertura della sede di Forza Nuova è “una provocazione, un insulto alle vittime, la cui data non credo sia stata scelta a caso”. Condanna poi: “i consiglieri comunali del centrodestra che hanno difeso Forza Nuova e il suo diritto a manifestare, un'armata brancaleone che difende l'iniziativa e non dice una parola sulla giornata della memoria”. Ricorda, poi, una precedente iniziativa di Forza Nuova, lanciando un appello alle autorità:È vergognoso concedere spazi a Forza Nuova come avvenne il 25 aprile del 2006 per la loro manifestazione. Queste cose non si fanno: ci appelliamo al questore e alle autorità perché non sia concessa nessuna autorizzazione”.
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categoria:politica, una strana coincidenza
venerdì, 19 gennaio 2007

Una sola parola d'ordine:

"Svuotiamo gli arsenali, riempiamo i granai!" (Sandro Pertini)

Una sola soluzione:

OCCUPAZIONE!

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categoria:politica
mercoledì, 17 gennaio 2007
Tratto da "La fine di Saddam, dittatore creato e distrutto dagli Usa" di Robert Fisk The Independent
 
"No, Tony Blair non è Saddam. Noi non gasiamo i nostri nemici. George W. Bush non è Saddam. Non ha invaso l'Iran o il Kuwait. Ha solo invaso l'Iraq. Ma centinaia di migliaia di civili iracheni sono morti – e migliaia di soldati occidentali sono morti – perché i signori Bush e Blair e il primo ministro spagnolo e il primo ministro iracheno e il primo ministro australiano sono andati in guerra nel 2003, in un mare di bugie e falsità e, considerando le armi che sono state impiegate, con grande brutalità.
 
A seguito dei crimini contro l'umanità del 2001 abbiamo torturato, abbiamo assassinato, abbiamo brutalizzato e ucciso degli innocenti – abbiamo anche aggiunto il nostro obbrobrio ad Abu Ghraib all'obbrobrio di Saddam ad Abu Ghraib – e tuttavia si suppone che dobbiamo dimenticarci di questi crimini terribili mentre applaudiamo al corpo dondolante del dittatore che abbiamo creato.
 
Chi ha incoraggiato Saddam ad invadere l'Iran nel 1980, il più grave crimine di guerra che abbia commesso, che ha causato la morte di un milione e mezzo di persone? E chi gli ha venduto i componenti per le armi chimiche con cui ha innaffiato iraniani e kurdi? Siamo stati noi. Non stupisce che gli statunitensi, che hanno controllato il bizzarro processo di Saddam, abbiano escluso dalle accuse a suo carico qualsiasi menzione a questi episodi, le sue più oscene atrocità. Non poteva essere consegnato agli iraniani per essere giudicato per questo crimine di guerra di massa? Naturalmente no. Perché questo avrebbe messo in luce anche la nostra colpevolezza.
 
E le uccisioni di massa che abbiamo compiuto nel 2003 con i nostri proiettili all'uranio impoverito e le nostre bombe “buster bunker” e il nostro fosforo, gli assedi omicidi, post-invasione, delle città di Falluja e Najaf, quel disastro di anarchia che abbiamo scatenato come conseguenza della nostra “vittoria” - la nostra “missione compiuta” - chi sarà giudicato colpevole per tutto questo?"
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categoria:politica
sabato, 13 gennaio 2007
Se qualcuno mi chiedesse: “Dove sta la democrazia in Italia?” Io risponderei: “E’ sepolta sotto un cumulo di macerie e di morti….”. Continuerei così: “La democrazia è là, ai piedi del monte Pizzuta, vicino a Piana degli Albanesi, è sepolta nei patri e sotto le pietre a Portella della Ginestra: 12 morti. E’ a Milano, in piazza Fontana, dentro una Banca: 17 morti. E’ “caduta” dalla finestra della questura di Milano nel dicembre del 1969: si chiamava Pinelli. E’ sulle rotaie a Gioia Tauro: 6 morti. E’ a Brescia in piazza della Loggia: 12 morti. E’ a San benedetto Val di Sambro, sul treno “Italicus”: 12 morti. E’ in via Caetani: il suo nome Aldo Moro. E’ in mare vicino Ustica: 81 morti. E’ nella sala d’aspetto della stazione di Bologna: 85 morti”.
                                            
Dimenticavo: nel giugno del 1980 questo aereo è caduto in volo: non è stato nessuno…è esploso da solo…rassegnatevi!
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categoria:politica, dov’è la democrazia
mercoledì, 10 gennaio 2007
Vediamo un po’: Saddamm, impiccato, eliminato, cosi non potrà dire chi in Occidente durante la Guerra Fredda, come baluardo contro il comunismo, lo aiutò a diventare il tiranno che abbiamo conosciuto. La guerra-occupazione prosegue e inghiotte 3.000 soldati americani. Bush vuole inviare nuove truppe. Gli iracheni si ammazzano tra di loro e della democrazia neanche l’ombra.
Ma in Iraq sta succedendo un’altra cosa. Mentre nel paese domina il terrore, è gli iracheni cominciano a rimpiangere il rais, le multinazionali del petrolio americane e non, stanno incassando il bottino di guerra: “Iraq, il petrolio andrà ai colossi stranieri, Independent” - "Il futuro dell'Iraq: la divisione del bottino di guerra", ovvero "come l'Occidente distruggerà le riserve petrolifere dell'Iraq". Con questo titolo The Independent on Sunday, anticipa la controversa legge che sta per arrivare al Parlamento di Baghdad, e di cui è riuscito a vedere una bozza, che permetterà ai colossi stranieri, in particolare quelli statunitensi, di sfruttare la enormi riserve di oro nero dell'Iraq, le terze per dimensione del pianeta.
Alla sua stesura ha partecipato la stessa amministrazione Usa, scrive l'edizione domenicale del quotidiano britannico. Una legge che assegnerà a colossi petroliferi come BP, Shell e Exxon, contratti trentennali per estrarre il greggio iracheno, permettendo per la prima volta, dalla nazionalizzazione del settore nel 1972, il ritorno delle multinazionali petrolifere sul suolo dell'Iraq.
Torneranno allora in mente le parole del vice-presidente Usa Dick Cheney, che nel 1999, quando era ancora Amministratore delegato della Halliburton, disse che "il mondo avrà bisogno di ulteriori 50 milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2010". Da dove arriverà il petrolio? Si interrogava Cheney, affermando: "Il Medio Oriente, con due terzi del petrolio mondiale ai prezzi più bassi, è ancora il luogo dove si trova la ricompensa finale".
Questa legge - scrive il giornale britannico - darà peso alle voci critiche di quanti hanno sempre sostenuto che la guerra in Iraq fu combattuta per il petrolio.
 Secondo i suoi oppositori, l'Iraq, la cui economia si basa per il 95% sul petrolio, viene costretto a consegnare una inaccettabile percentuale della sua sovranità agli stranieri. Secondo i vertici del settore e gli analisti – si legge nell'articolo - questa misura, che nei primi anni di sfruttamento delle risorse petrolifere permetterà alle compagnie straniere di intascare tre quarti dei profitti, è l'unico modo per rimettere in piedi l'industria petrolifera dopo anni di sanzioni, guerra e fuga di esperti.
Ma lo sfruttamento dei giacimenti avverrà attraverso gli "accordi di condivisione della produzione" (production-sharing-agreements, o PSA), particolarmente vantaggiosi per le compagnie straniere (e svantaggiosi per i Paesi produttori), che non sono adottati in Medio Oriente, dove l'industria del petrolio – anche in Arabia Saudita o Iran, i due maggiori produttori mondiali - è controllata dallo Stato.” (fonte: Osservatorio Iraq)
Ho già evidenziato in precedenza (vedi, War for Oil) come il fattore “P” sia una delle cause reali della guerra in Iraq. Ora credo non ci sia più ombra di dubbio. Tutti questi morti, civili e militari, sono stati ammazzati in nome del petrolio. Benvenuti nel 2007. 
postato da: Ninel alle ore 11:02 | Permalink | commenti (9)
categoria:politica, il fattore p