giovedì, 16 novembre 2006
Sabato 11 novembre. Ore 12 e 45. Davanti al liceo classico di Piacenza è stato malmenato con calci e pugni (10 giorni di prognosi), da quattro giovani militanti neofascisti, Carlo Pallavicini, coordinatore del Collettivo studentesco e componente dei Giovani Comunisti. Stava portando una risma di volantini ad una studentessa, quando all’improvviso è stato circondato e aggredito. I quattro squadristi appartengono tutti ad una sigla locale dell’estrema destra giovanile, “Blocco studentesco”, comparsa da poco in città come costola della Fiamma Tricolore. Volantinavano anche loro, quando, a freddo, hanno deciso di assalire Carlo.

Su questa città, da qualche tempo, si sta adagiando, pian piano, un sottile velo nero. Tutto comincia l’anno scorso, il primo di ottobre, quando Forza Nuova ha fatto una manifestazione contro il “degrado della città” dovuto alla presenza degli immigrati, sfilando per le strade limitrofe alla stazione: in poche parole un’adunata all’insegna dell’intolleranza razziale (era presente anche Roberto Fiore, segretario nazionale, gia condannato per aggressione). Poi è arrivata la primavera: il 25 aprile, in piazza Duomo, si svolge una manifestazione provocatoria dell’estrema destra (autorizzata dalle autorità, nonostante la data) per ricordare le vittime nazifasciste; nella notte, poi, veniva presa di mira la sede di Rifondazione Comunista; una sera di maggio, per le vie del centro città, si è verificato un pestaggio di gruppo di due giovani pacifisti (finiti in ospedale), che nel pomeriggio avevano partecipato ad una manifestazione contro l’occupazione dell’Iraq; sempre a maggio è stata insozzata la sede dei Ds con i soliti simboli neonazisti; durante tutta la campagna elettorale e oltre, la Fiamma Tricolore e Forza Nuova, erano sempre presenti con i loro gazebo sul Corso o in Piazza Cavalli a diffondere il loro sudicio verbo; lunedì scorso, di sera, alcuni ragazzi del Blocco studentesco, hanno manifestato davanti al cinema dove viene proiettato “Fascisti su marte”, noto film satirico di Corrado Guzzanti, “per ribadire com’è andata effettivamente la storia” (e qui veramente si supera il confine dell’idiozia!); e poi varie piccole aggressioni e minacce verbali contro giovani militanti democratici, imbrattamenti di muri, affissione abusiva di manifesti e volantinaggi qua e là, con un’unica chiara firma: la croce celtica. Questo è quanto accade in una città medaglia d’oro alla Resistenza. C’è chi dice che sono fatti isolati e spontanei, non sta succedendo niente: francamente non sono d’accordo. Sono anni che non si vedeva una tale crescita esponenziale dell’estremismo nazifascista e soprattutto delle aggressioni. Hanno rialzato la testa e sono cresciuti di numero: si sentono un gruppo stabile perciò passano all’azione.

Sono tutti giovani e giovanissimi. Piccoloborghesi. Con il cervello pieno di merda (pardon…), ignoranti e prepotenti. Ultra razzisti e intolleranti. Provinciali e bigotti. Senza una cultura politica: solo motti, simboli, miti e ciarpame vario. Non hanno la benché minima idea del mondo in cui vivono e non intendono farsela. Tutto questo, però, non basta a spiegare il tutto. Bisogna volgere lo sguardo più in là. Nelle nostre società è da sempre presente un problema strutturale e per molti versi paradossale: si chiama paura della libertà (o reazionarismo). Questa paura affiora nei momenti di crisi o di passaggio. Qui si tratta della seconda. Tutto ciò che li circonda sta mutando liberamente e velocemente, e questo li preoccupa. Percepiscono ogni cosa come una minaccia terrificante: facciamo un esempio: la libertà di culto, il prodotto migliore della modernità, è considerata un attacco all’identità cristiana, come se dare libero spazio anche alle altre fedi sia una sorta di lesa maestà nei confronti della “religione nazionale” o di imbarbarimento delle nostre radici (io non penso di avere radici: se no sarei un tubero!!!). Chiunque usi questa elementare libertà e da considerarsi una minaccia, un nemico, un sovversivo. Loro non pestano Pallavicini o chi altro perché di sinistra, perché è politicizzato, ma perché è un “simbolo” di questo mutamento. Perché si espone. Perché è libero. E questo li spaventa: la libertà è relatività, pluralità, diversità ovvero imprevedibilità (se volete anche disordine), in quanto la libertà dell’altro non è soggetta alla tua volontà. Il metodo squadrista è la loro risposta a questa paura. La violenza è il metodo più sbrigativo e rozzo per affrontare la libertà dell’altro. E’ più semplice sferzare un pugno o discutere in modo civile?

Quanti credono di scavalcare con la violenza la libertà altrui, non possono permettersi il lusso di essere tutelati dalle regole democratiche: non se lo meritano. Siamo di fronte a persone coscienti? Bene, alloro si mettano il cuore in pace e accettino le conseguenze delle loro azioni. Appunto per questo, le istituzioni locali devono immediatamente cambiare atteggiamento nei confronti di questi “figli minori dell’aquila”, non concedendo più spazio e visibilità. Smettiamola con questo cristiano buonismo. Deve essere chiaro, a Piacenza non c’è posto per nessun rigurgito fascista: la misura è colma.
postato da: Ninel alle ore 09:51 | Permalink | commenti (18)
categoria:piccoli squadristi crescono