mercoledì, 18 ottobre 2006
Roberto Saviano, autore del romanzo-inchiesta “Gomorra”, sul potere economico e sull’evoluzione criminale della nuova camorra, negli scorsi giorni ha ricevuto numerose minacce e intimidazioni. Le istituzioni, vista la delicata situazione, hanno messo sotto protezione lo scrittore, che ora si è trasferito in un’altra città.

A questo proposito, vi segnalo il sito www.sosteniamosaviano.net, dove è possibile sottoscrivere una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato. Per abbattere il muro di silenzio che lentamente si è venuto a costruire intorno al giovane e coraggioso scrittore napoletano, oltre che intorno al problema camorrista, difronte al quale, le istituzioni non fanno nulla (come per ‘ndrangheta e cosa nostra). Per difendere l’inviolabile diritto d’espressione e d’informazione, che sono una delle tante armi a disposizione della società civile, con la quale è possibile indebolire (certo, non totalmente) il potere delle varie borghesie mafiose.

Io ho gia firmato, come tante altre perso. Ora tocca a voi…
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categoria:siamo uomini o camorristi
domenica, 01 ottobre 2006
Ricominciamo con un po' di belle notizie...

Da www.osservatorioiraq.it : 

"Esistono tre diversi tipi di terrorismo in Iraq. Tutti direttamente o indirettamente collegati all’occupazione"

Il terrorismo implica l’attacco contro civili per costringerli ad abbandonare il loro sostegno al vostro nemico, o per cacciarli da un territorio ambito.

I primi terroristi in Iraq sono stati i funzionari militari e civili dell’amministrazione Bush, a iniziare dalla loro campagna di bombardamenti "colpisci e terrorizza", che ha distrutto le infrastrutture dell’Iraq, con l’obiettivo di “indebolire il morale dei civili”. Il terrorismo americano è proseguito con la distruzione su larga scala della maggior parte di Falluja e di altre parti di città sunnite, un’operazione finalizzata a pacificare i “terreni di coltura” dell’insurrezione, insegnando al tempo stesso agli abitanti di quelle aree che, se “avessero dato rifugio ai ribelli”, ne avrebbero sicuramente “subito le conseguenze”. Sul piano individuale, questo programma di terrore è stato portato avanti con la violazione e la demolizione di abitazioni (o, in alcuni casi, intere parti di quartieri) nelle quali si sospettava che i ribelli si nascondessero in mezzo ala popolazione civile, diffondendo in tal modo la “lezione” sul “rifugio ai terroristi” a chiunque vivesse nelle aree sunnite del paese. Causando un numero di morti violente pari ad almeno 18.000 casi all’anno, il martellamento terroristico americano ha contribuito più di quanto avrebbe dovuto al recente aumento nel numero di civili morti, che ha raggiunto la cifra record di 3.149, secondo le stime ufficiali, nel mese di luglio. Sfortunatamente è corretto definire l’occupazione americana dell’Iraq sunnita come un regno del terrore.

I terroristi sunniti, come quelli guidati da Abu Musab al-Zarqawi, hanno usato le autobombe suicide per provocare l’ondata di violenza più ampiamente pubblicizzata in Iraq – centinaia di civili morti ogni mese in seguito ad attacchi contro ristoranti, mercati e moschee nelle quali si riuniscono sciiti in gran numero. All’inizio dell’occupazione americana, le autobombe erano inesistenti; sono diventate comuni solo quando una minuscola proporzione del movimento di resistenza sunnita si è convinta che gli sciiti fornivano l’appoggio interno più importante all’occupazione americana. (Per quanto ne sappiamo noi, la grande maggioranza di coloro che combattono contro gli americani sono contro questi terroristi, e in alcune occasioni li hanno combattuti). Come ha scritto il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, questi attacchi erano giustificati dal “tradimento degli sciiti e dalla loro collusione con gli americani”. Quasi a dimostrare il fatto che aveva ragione, il numero di questi attacchi è triplicato, raggiungendo il livello attuale di circa 70 al mese, dopo che il governo iracheno dominato dagli sciiti ha appoggiato la distruzione di Falluja perpetrata dagli americani nel novembre 2004.

I terroristi sunniti agiscono con la stessa logica applicata dagli americani in Iraq: gli attacchi contro i civili hanno lo scopo di terrorizzarli affinché non offrano sostegno al nemico. Naturalmente, fra la leadership del terrorismo sunnita esiste una convinzione che, alla fine, solo la soppressione violenta o l’espulsione degli sciiti sia accettabile. Ma, come ha dichiarato lo stesso Zawahiri, “la maggioranza dei musulmani non lo capisce, e probabilmente non potrebbe nemmeno immaginarlo”. Perciò, la giustificazione pratica di questi atti di terrorismo viene ricondotta al legame più immediato tra gli sciiti e l’odiata occupazione.

Anche l’anello finale della catena del terrorismo può essere fatto risalire all’occupazione. Nel gennaio 2005, Newsweek è stato il primo a parlare del fatto che gli Stati Uniti stavano organizzando “squadroni della morte” (sciiti) all’interno del Ministero degli Interni, secondo il modello delle squadre di assassini che la CIA aveva contribuito a organizzare a El Salvador negli anni ’80. Questi squadroni della morte avevano il compito di assassinare attivisti e fiancheggiatori della resistenza sunnita. In particolare, in seguito all'attentato alla Cupola d’Oro, un importante santuario sciita a Samarra, nel febbraio 2006, sono diventati una presenza fissa a Baghdad, dove sono stati ritrovati migliaia di cadaveri– quasi tutti uomini sunniti – con segni di torture, tra i quali fori da trapani elettrici, nel corpo e buchi di pallottole in testa. Ancora una volta la logica è la stessa: utilizzare il terrore per impedire alla comunità sunnita di offrire sostentamento e rifugio ai terroristi suicidi delle autobombe e ai combattenti della resistenza anti-americana. Anche se non c’è accordo su chi, tra gli americani, il Ministero della Difesa iracheno controllato dagli sciiti, o i partiti politici sciiti, abbia la maggiore responsabilità nell’aver sguinzagliato questi squadroni della morte per Baghdad, una conclusione è indiscutibile: si sono guadagnati il loro posto nel vergognoso triumvirato del terrorismo iracheno.

Si potrebbe dire che la guerra ha trasformato una delle più grosse bugie del presidente Bush in una orribile verità al di là di ogni immaginazione: l’Iraq è adesso l’epicentro del terrorismo mondiale.

Tratto da: “Sette cose che forse non sapete sulla guerra in Iraq, di Michael Schwartz, professore di sociologia, insegna negli Usa.
postato da: Ninel alle ore 11:06 | Permalink | commenti (22)
categoria:apocalypse iraq tra auto bombe e